giovedì 18 aprile 2013

Omaggio di uno storico all’Uomo Ragno

Fig. 1. Una selezione di maschere dell’Uomo Ragno dal 1963 al 2011. La riproduzione delle immagini lascia purtroppo a desiderare poiché è stata affidata alla penna a china dello scrivente, motivo per cui le maschere non rispecchiano la ricchezza dei particolari esibita dagli originali. La lista dei riferimenti numerici è reperibile in calce al post.
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«Quando guardate qualcuno negli occhi, dimenticatevi del romanticismo, della creazione e delle finestre spalancate sull’anima. Con le sue molecole, geni e tessuti derivati da microbi, meduse, vermi e moscerini, vi trovate di fronte ad un’intera orda di mostri» 

Neil Shubin [1]

In principio fu Topolino

ResearchBlogging.org Nel 1979 viene pubblicato su «Natural History» uno dei testi più accattivanti prodotti da Stephen Jay Gould, intitolato Mickey Mouse Meets Konrad Lorenz, e ristampato poi nella raccolta Il pollice del Panda con il titolo di Omaggio di un biologo a Topolino [2]. Tale contributo spicca per originalità all’interno della multiforme produzione del paleontologo e rappresenta, con ogni probabilità, una delle più eclettiche spiegazioni del fenomeno biologico della neotenia e dell’evoluzione culturale allora prodotta nell’ambito della divulgazione scientifica [3]. L’occasione per affrontare l’argomento era stata suggerita dal concomitante cinquantenario di Topolino; per tale motivo Gould aveva deciso di analizzare l’icona della Disney sia sotto il profilo biologico, come se si trattasse di un organismo vero e proprio, sia come risultato di un’evoluzione culturale, ovvero come artefatto prodotto intenzionalmente. Nel primo caso Gould passava in rassegna il rapporto direttamente proporzionale tra la modificazione del comportamento di Topolino e la tendenza di quest’ultimo ad accumulare nel corso del tempo modificazioni dell’aspetto in chiave neotenica. Nel secondo caso, il paleontologo accennava ai vincoli biologici e comportamentali dei creatori dell’immagine di Topolino, per cui le modificazioni in chiave neotenica subite dalla figura del personaggio venivano ricondotte a vincoli comportamentali (nello specifico, la risposta evolutiva ed emotiva degli adulti di fronte ad organismi, siano essi cuccioli o adulti, che esibiscono caratteristiche proprie dei neonati). Si tratta di modifiche artistiche che esprimono senza soluzione di continuità sia intenzionalità (ossia, sono volutamente indirizzate al target commerciale, ad un certo pubblico), sia il vincolo con le caratteristiche cognitive di Homo sapiens:
«[…] le caratteristiche astratte dell’infanzia umana suscitano in noi potenti reazioni emotive anche quando le riscontriamo nell’animale. Io ritengo che l’evoluzione verso una progressiva infantilizzazione di Topolino rifletta la scoperta inconscia di questo principio biologico da parte di Disney e dei suoi disegnatori. Infatti, il tono emotivo di molti altri personaggi di Disney si basa sullo stesso principio» [4].
Ma che cos’è la neotenia, e quali caratteristiche neoteniche vengono riscontrate nell’evoluzione iconografica della mascotte della Disney?

La creatività evoluzionistica dei vincoli biologici e l’“effetto Bambi”


Come tutti gli esseri viventi del pianeta Terra, anche noi siamo vincolati fisicamente, geneticamente, strutturalmente, meccanicamente e ontogeneticamente. Siamo cioè legati a doppio filo alle interrelazioni stabilite e fissate storicamente nel tempo profondo dell’evoluzione; siamo quindi incatenati alle proprietà esibite dalle molecole, dai geni, dalle leggi fisiche e dal processo dello sviluppo degli individui. Eppure sarebbe un errore pensare che tali vincoli rappresentino un limite  evolutivo assoluto [5]. Tutt’altro; nel tempo profondo anche i vincoli possono essere fonte di varietà adattativa. Lo sviluppo dell’individuo, ad esempio, può costituire una riserva ottimale di soluzioni composta da «una serie di stadi ben adattati» (poiché se non lo fossero l’individuo non potrebbe sopravvivere)  [6]. Si pensi ad organismi che attraversano fasi ben distinte fino a giungere alla maturità, come avviene per gli anfibi: ciascuno di questi stadi può costituire un fenotipo differente, e in quanto tale può essere cooptato e sfruttato evolutivamente nel caso riuscisse ad arrecare un qualche vantaggio per l’organismo in una data situazione. Tale cooptazione è di fatto una canalizzazione, come la definisce Gould, che modula il materiale a disposizione lungo un determinato percorso per produrre diversità e adattamento, a volte «rimescola[ndo] e combina[ndo] le caratteristiche di stadi diversi» [7].
L’eterocronia, ossia i cambiamenti espressi dalle variazioni nei tempi e/o nei tassi di sviluppo ontogenetico, rappresenta di fatto uno dei principali modi per aggirare, per così dire, le imposizioni fisiche del fenotipo. Dalla mosca all’uomo i geni che controllano lo sviluppo restano in buona parte gli stessi, ciò che cambia in modo sostanziale sono i rapporti dell’interazione tra moduli autonomi di geni: gli edifici cambiano, ma i mattoni restano gli stessi [8]. L’alterazione dei percorsi dello sviluppo che si ottiene attraverso la neotenia rientra nei processi eterocronici di pedomorfosi: gli esemplari adulti ripropongono caratteri tipici della condizione giovanile degli antenati. La neotenia, in particolare, ha come esito il raggiungimento della maturità sessuale pur mantenendo caratteristiche tipiche dello stadio giovanile [9]. Tra i casi da manuale di neotenia ricordo alcuni anfibi urodeli (per cui le branchie, carattere giovanile, sono presenti nelle forme adulte), il rallentamento dei ritmi di crescita di Homo sapiens (causa della lunga gestazione, della lunga infanzia, dell’apprendimento continuo che non termina con la giovinezza e dei mutamenti facciali ontogenetici comparativamente più contenuti rispetto alle antropomorfe) e i crani dei dinosauri aviani attuali, i quali esibiscono caratteristiche tipiche degli stadi giovanili degli antenati non-Eumaniraptora: tra le peculiarità neoteniche citiamo la forma del muso, più corta rispetto alle forme adulte, e le grandi orbite oculari [10]. Queste ultime caratteristiche citate, assieme alla grandezza della testa relativamente al corpo, rappresentano inoltre le caratteristiche facciali principali dei neonati.
Per traslazione, la ricognizione visiva di tali caratteri allometrici causa in H. sapiens il seguente corto-circuito interpretativo: la preferenza accordata nei confronti degli animali (anche adulti) che esibiscono tali caratteristiche fa sì che determinate qualità emotive o affettive umane vengano fallacemente proiettate sui possessori di tali peculiarità. Come chiosa Gould, facendo riferimento all’etologo Konrad Lorenz, 
«[…] veniamo ingannati da una risposta evolutasi per il vantaggio dei nostri piccoli e trasferiamo le nostre reazioni a quegli animali che presentano lo stesso tipo di caratteristiche» [11].
Lisa Signorile ha definito questo atteggiamento come «l’effetto Bambi», ovvero la singolare forma di «neotenia culturale» per cui una sorta di «scala naturae mentale», rafforzata dall’ambiente sociale, accorderebbe un primato assoluto a quegli animali, già apprezzati da bambini, dotati di particolari caratteristiche infantili, come ad esempio gli occhi grandi e il viso relativamente più piccolo [12]. 
Ora, l’evoluzione della figura di Topolino presa in considerazione da Gould corrisponde ai criteri dell’effetto Bambi. Se pensiamo ai vari Topolino come ad individui appartenenti ad un taxon disneyano di partenza, la modificazione del fenotipo topoliniano dagli anni Trenta al 1980 riproduce grosso modo i passaggi attesi in una pedomorfosi neotenica: non a caso, le proporzioni del 1980 sono assai più vicine a quelle esibite dalla coppia dei giovani nipotini Tip e Tap. Nella finestra temporale analizzata da Gould, Topolino stava evolvendo verso una «sempre maggiore somiglianza con i rappresentati più giovani della sua genia […]». Caso emblematico, la grandezza degli occhi relativamente alla testa, passata in un cinquantennio dal 27% al 42% [13] (qui trovate le immagini che accompagnano l’articolo originale).
Nel suo articolo, Gould nota acutamente l’intreccio tra intenzionalità dei disegnatori (i cui sforzi, per ovvie ragioni di mercato, erano rivolti a rendere più «graziose e accettabili», ossia vendibili, le caratteristiche di Topolino) [14] e i vincoli biologici che fanno sì che il pubblico risponda in un certo modo all’illusione visiva rappresentata da determinati caratteri morfologici tipicamente infantili, traslati in un contesto antropomorfico fittizio. Considerati i vincoli biologici che sostengono l’effetto Bambi, sarebbe interessante vedere quanto si possa generalizzare questo principio enunciato da Gould. Ovvero, per dirla altrimenti, l’effetto Bambi trova conferma in altre icone culturali?

Da un grande potere derivano grandi occhi, ovvero di maschere e di supereroi

Per testare l’effetto Bambi ho deciso di prendere in considerazione un personaggio del vastissimo universo fittizio della Marvel Comics, scegliendo uno dei tipici e più datati “supereroi con superproblemi” della “Casa delle Idee”. Chi meglio dell’Uomo Ragno incarna l’ideale della casa editrice statunitense, per cui
«l’acquisizione di grandi poteri dà […] all’eroe grandi responsabilità (come recita uno dei tormentoni ricorrenti di Spider-Man), ma non gli toglie l’umanità, intesa come la capacità di soffrire, di avere affetti e persino problemi assai poco epici come il guadagnarsi da vivere tutti i giorni?» [15]. 
Consideriamo quindi l’Uomo Ragno come un taxon e, sulle orme di Gould, per dare il «marchio della scienza quantitativa» [16] alle osservazioni che seguono utilizzo come fattore di riferimento preliminare ed indicativo il rapporto tra la dimensione degli occhi in relazione alla grandezza della testa [17]. Il campione iconografico di esemplari analizzati consta rappresentativamente di ventidue maschere scelte nel periodo compreso tra 1963 e 2011. Quattro, le più recenti, sono state selezionate dalla collana «Ultimate Spider-Man», lanciata con successo nel 2000 e nata con il duplice ed esplicito intento di modernizzare le storie delle origini, riprendendo l’ambientazione liceale, e di snellire le storie dal fardello rappresentato da quarant’anni di intrecci stratificati [18]. La serie aveva affiancato parallelamente e autonomamente le collane classiche dedicate al Tessiragnatele, che hanno continuato, e continuano, a proporre invece le storie di un Peter Parker e del suo alter ego mascherato cresciuti e ormai adulti.
I risultati confermano sostanzialmente il processo pedomorfico: nel periodo di tempo considerato l’aumento del rapporto occhi/testa (considerando la “pupilla” bianca, ossia la lente della maschera) è stato del 325%; se togliamo i valori dei campioni «Ultimate» l’aumento tra 1963 e 1997 si attesta sul 275%. Ora, negli individui giovani gli occhi sono in genere più grandi rispetto alla grandezza complessiva della testa; anche questo parametro trova conferma nei campioni analizzati, per cui la media del rapporto tra gli esemplari classici (ad eccezione di quelli giovanili da «Ultimate Spider-Man»), è 25,6%; nei giovani Uomo Ragno di «USM», la media è invece 48,5%. Aggiungiamo che il comportamento dell’Uomo Ragno è contraddistinto da reazioni immature e battute infantili (ad eccezione di alcuni periodi “dark”), accentuate nel corso degli anni dagli sceneggiatori, talvolta fino al parossismo; il parallelismo neotenico con il «progressivo addolcirsi della personalità» di Topolino notato da Gould sembra trovare un’ulteriore conferma [19]. Se però credete che sia difficile pensare alle lenti della maschera dell’Uomo Ragno come a degli occhi, passate in rassegna tutte le volte in cui i disegnatori hanno dotato di espressività emotiva le lenti: vi troverete di fronte ad un tripudio di lenti ammiccanti, sorprese, arrabbiate, corrucciate e felici (un eloquente esempio su tutti: le tavole di Erik Larsen).
Fig. 2. La distribuzione dei dati (ricavati dalle immagini presenti nella Fig. 1) mostra una discreta correlazione tra anno e rapporto (rho=0.72, statisticamente significativa con p<0.0001). Elaborazione del grafico ad opera di Andrea Cau, che ringrazio per la cortese disponibilità.
Osservando il grafico, si può persino individuare un evento che ha marcato in modo significativo la storia evoluzionistica del taxon Uomo Ragno: si tratta di uno di quegli «eventi di speciazione rapidi ed episodici» che perturbano una precedente situazione di sostanziale equilibrio omeostatico, codificati da Gould e Niles Eldredge [20]. L’avvento del black costume indossato dall’Uomo Ragno a seguito dell’evento noto come Secret Wars, miniserie in dodici numeri pubblicata tra 1984 e 1985, si può intendere biologicamente come la contingente deriva genetica che ha causato la perdita di variabilità (qui iconografica) , incanalando una tenue tendenza all’aumento delle dimensioni degli occhi verso una sostanziale accelerazione. Nella Fig. 1 il costume è rappresentato con il numero 10; nel grafico soprastante è presente nella decima posizione a partire da sinistra.
In termini evoluzionistici, quell’Uomo Ragno ha rappresentato un isolato periferico (Peter Parker si trovava su un altro pianeta: più periferico di così…), ossia si è trovato ad essere il rappresentante o il capostipite di una piccola popolazione isolata, destinata a colonizzare con successo l’ambiente della carta stampata (una volta tornato sulla Terra…) [21]. Fuor di metafora, il successo della rappresentazione (nata per accompagnare e promuovere il lancio di una linea di giocattoli – l’effetto Bambi è un affascinante intreccio di cause culturali e di vincoli biologici) ha decretato la diffusione epidemiologica dell’immagine e delle relative proporzioni, modificando successivamente anche le proporzioni del volto del tradizionale costume blu/rosso. Anche quando John Romita Sr., uno dei decani tra gli illustratori della Marvel, è tornato a disegnare l’Uomo Ragno per una storia pubblicata nel 1997 non si è rifatto alle proporzioni da lui stesso adottate nel 1968, ma si è invece inserito in una consolidata linea di tendenza (cfr. rispettivamente i numeri 18 e 3 nella Fig. 1).
In un contesto di competizione iconografica intraspecifica (dettata anche dal successo commerciale), gli individui dotati di occhi più grandi hanno surclassato i contendenti sul finire del secolo scorso, diffondendosi maggiormente. Insomma, queste illustrazioni si sono trovate ad interagire in un contesto lato sensu biologico: secondo un’ottica memetica, difatti, le immagini
«rappresentano sia il prodotto dei set di istruzioni sia il veicolo in cui tale set viene immagazzinato. I set di istruzioni utilizzano questo veicolo per spostarsi nell’ambiente (ossia la cultura umana), interagiscono direttamente con tale ambiente ed entrano in competizione tra di loro per ottenere le risorse necessarie al raggiungimento del loro obiettivo: replicarsi» [22].
La diffusione delle immagini nelle menti dei disegnatori e sulla carta stampata e leventuale successo decretato dal pubblico al quale questi prodotti sono destinati, coronano quindi questo processo di competizione iconografica.

Sul nastro di Möbius, andata e ritorno

Per il momento l’analisi presentata non è niente di più di un semplice suggerimento, un test preliminare per saggiare il tema e un pretesto per spiegare qualche rudimento di biologia evoluzionistica dello sviluppo. Pur nell’attesa di smentite o conferme basate su un corpus di dati ben più consistente di quello qui presentato, l’effetto Bambi (che ha guidato l’evoluzione iconografica di Topolino e, presumibilmente, dell’Uomo Ragno) testimonia l’incessante interazione tra biologia e cultura. Passiamo così senza soluzione di continuità da un lato all’altro di un complesso e affascinante nastro di Möbius, all’interno del quale trovano posto anche quei simboli ormai internazionali della cultura mainstream come Topolino e l’Uomo Ragno.

[1] N. Shubin, Il pesce che è in noi. La scoperta del fossile che ha cambiato la storia dell’evoluzione, Rizzoli, Milano 2008, p. 186 (ed. orig. Your Inner Fish: A Journey into the 3.5-Billion-Year History of the Human Body, Pantheon Books, New York 2008)
[2] Stephen Jay Gould, Mickey Mouse Meets Konrad Lorenz, in «Natural History», 88, 5, 1979, pp. 30-36 (ristamp. come A Biological Homage to Mickey Mouse in The Panda’s Thumb, W.W. Norton, New York 1980, pp. 125-133; trad. it. Omaggio di un biologo a Topolino, ne Il pollice del panda, il Saggiatore, Milano 2009, pp. 89-98 [ed. orig. 1983]).
[3] Il testo è stato recentemente votato tra i cinque saggi divulgativi gouldiani preferiti dai lettori in un sondaggio indetto da «Pikaia. Il portale dell’evoluzione». Secondo le preferenze accordate dai visitatori del sito, l’articolo si è classificato quarto, a pari merito con La frode di Piltdown. Informazioni presso http://www.pikaia.eu/EasyNe2/Notizie/Stephen_Jay_Gould_10_anni_dopo.aspx; per approfondimenti cfr. Emanuele Serrelli, The Best of Stephen Jay Gould, in «Scienzainrete», 17 luglio 2012, http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/best-stephen-jay-gould?page=show; http://www.epistemologia.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=155:the-best-of-gould-paper&catid=23&Itemid=153.
[4] S.J. Gould, Omaggio di un biologo a Topolino, cit., p. 96.
[5] Marco Ferraguti e Carla Castellacci (a cura di), Evoluzione. Modelli e processi, Pearson, Milano 2011, pp. 156-160.
[6] S.J. Gould, La struttura della teoria dell’evoluzione, ed. it. a cura di Telmo Pievani, Codice edizioni, Torino 2003, p. 1292 (ed. orig. The Structure of Evolutionary Theory, The Belknap Press of Harvard University Press, Cambridge-London 2002).
[7] Ivi, p. 1293.
[8] Cfr. Alessandro Minelli, Forme del divenire. Evo-devo: la biologia evoluzionistica dello sviluppo, Einaudi, Torino, pp. 201-202.
[9] Cfr. Aldo Fasolo, Metamorfosi, in id. (a cura di), Dizionario di biologia, UTET, Torino 2004, pp. 610-612; p. 612. Caratteristiche fenotipiche pedomorfiche possono essere raggiunte anche attraverso progenesi (il corpo matura più lentamente rispetto allo sviluppo delle gonadi; è l’opposto della neotenia) o sviluppo diretto (se vengono saltate fasi intermedie di sviluppo ontogenetico).
[10] Per approfondimenti su questi temi è fondamentale S.J. Gould, Ontogenesi e filogenesi, Mimesis Edizioni, Milano-Udine 2013, in particolare la sezione finale sulla neotenia nei primati e nell’uomo, pp. 317-362 (ed. orig. Ontogeny and Phylogeny, The Belknap Press of Harvard University Press, Cambridge-London, 2003 [1977 1a ed.]). Per la neotenia negli anfibi cfr. Lisa Signorile, L’orologiaio miope, Codice edizioni, Torino 2012, pp. 141-145. Per i dinosauri e gli uccelli cfr. John A. Long e Kenneth J. MacNamara, Heterochrony, in Philip J. Currie e Kevin Padian (eds.), Encyclopedia of Dinosaurs, Academic Press, San Diego-London 1997, pp. 311-317; Bhart-Anjan S. Bhullar, Jesús Marugán-Lobó, Fernando Racimo,Gabe S. Bever, Timothy B. Rowe, Mark A. Norell e Arhat Abzhanov, Birds Have Paedomorphic Dinosaur Skulls, in «Nature» 487, 12 July 2012, pp. 223–226. doi:10.1038/nature11146; Andrea Cau, Pollosauri, giovani dinosauri e uccelli adulti, in «Theropoda», 28 maggio 2012,http://theropoda.blogspot.it/2012/05/pollosauri-giovani-dinosauri-e-uccelli.html
[11] S.J. Gould, Omaggio di un biologo a Topolino, cit., p. 95.
[12] L. Signorile, L’orologiaio miope, cit., p. 195.
[13] S.J. Gould, Omaggio di un biologo a Topolino, cit., p. 93.
[14] Ivi, p. 94.
[15] Daniele Barbieri, Breve storia della letteratura a fumetti, Carocci, Roma 2009, p. 43. La rivoluzione operata dalla Marvel nei primissimi anni Sessanta del secolo scorso fu quella di puntare sulla dimensione comune dei protagonisti, per cui «l’eroe non è un alieno, per nascita o per scelta, che scende tra noi per aiutarci […]; l’eroe è uno di noi, cui un caso del destino […] ha donato poteri straordinari» (ibidem); da qui all’apertura nei confronti di pressanti tematiche sociali la strada fu breve (la discriminazione razziale e l’emarginazione sociale con gli X-Men, la contestazione dei campus statunitensi con l’Uomo Ragno, l’alcolismo con Iron Man, ecc.). Il modello dell’eroe come “alieno” era stato precedentemente sfruttato con successo dalla Dc Comics (si pensi a Superman o Batman); su tali questioni, e in particolare per i differenti meccanismi di identificazione del lettore con il protagonista, si rimanda al noto saggio di Umberto Eco intitolato Il mito di Superman, in Apocalittici e integrati. Comunicazioni di massa e teorie della cultura di massa, Bompiani, Milano 1974, pp. 219-261 (1964 1a ed.).
[16] S.J. Gould, Omaggio di un biologo a Topolino, cit., p. 92.
[17] Alternativamente si può immaginare l’Uomo ragno come genotipo e le sue immagini come fenotipo; cfr. Norman MacLeod, Images, Totems, Types and Memes: Perspectives on an Iconological Mimetics, in «Culture, Theory and Critique», 50, 2-3, 2009, 185-208; p. 189.
[18] Si è trattato del secondo recente reboot dell’Uomo Ragno, dopo il sostanziale fallimento del rilancio modernizzatore tentato da John Byrne con il suo Spider-Man: Chapter One del dicembre 1998. Tali iniziative sono motivate dal fatto che la cosiddetta continuity, ossia il legame di una storia e dei suoi riferimenti con l’intera catena storica di vicende precedenti, viene talvolta considerata dagli addetti ai lavori come un ostacolo alla fruibilità per i lettori più giovani.
[19] Cfr. S.J. Gould, Omaggio di un biologo a Topolino, cit., p. 90.
[20] Cfr. N. Eldredge e S.J. Gould, Gli equilibri punteggiati: un’alternativa al gradualismo filetico, in N. Eldredge, Strutture del tempo, Hopefulmonster, Firenze 1991, pp. 219-268; p. 221 (ed. orig. Punctuated Equilibria: An Alternative to Phyletic Gradualism, in Thomas J.M. Schopf [ed.], Models in Paleobiology, Freeman, Cooper & Co, San Francisco 1972, pp 82-115).
[21] Cfr. Marco Ferraguti, Gli equilibri punteggiati messi alla prova, in Francesca Civile, Brunella Danesi, Anna Maria Rossi (a cura di), Grazie Brontosauro! Per Stephen Jay Gould, Edizioni ETS-Naturalmente Scienza, Pisa 2012, pp. 65-77.
[22] N. MacLeod, Images, Totems, Types and Memes, cit., p. 206.

Artt. indicizzati in Research Blogging:
Gould, S.J. (2008). A Biological Homage to Mickey Mouse Ecotone, 4 (1-2), 333-340 DOI: 10.1353/ect.2008.0045
Bhullar BA, Marugán-Lobón J, Racimo F, Bever GS, Rowe TB, Norell MA, & Abzhanov A (2012). Birds have paedomorphic dinosaur skulls. Nature, 487 (7406), 223-6 PMID: 22722850
MacLeod, N. (2009). Images, Totems, Types and Memes: Perspectives on an Iconological Mimetics Culture, Theory and Critique, 50 (2-3), 185-208 DOI: 10.1080/14735780903240125

Riferimenti Figg. 1, 2:
Legenda:
D, disegnatore
ASM, «
Amazing Spider-Man»
SSM, «Spectacular Spider-Man» / PPSSM, «Peter Parker, The Spectacular Spider-Man»
SMC, «Spider-Man Collection»
SMSI, «Spider-Man. Le storie indimenticabili»
URC, «Uomo Ragno Classic»
URSC, «Uomo Ragno» edizioni Star Comics
SM, «Spider-Man»
MO, «Marvel Oro»
URMI, «Uomo Ragno» edizioni Marvel Italia
WSM, «Web of Spider-Man»
URSE, «Uomo Ragno Speciale Estate»
USM, «Ultimate Spider-Man»
USMC, «Ultimate Spider-man Collection»

  1. Spider-Man, ASM 1, marzo 1963; fonte SMC 1, sett. 2004. D: Steve Ditko
  2. The Molten Man regrets...!, ASM 35, apr. 1966; fonte SMC 9, giugno 2005. D: S. Ditko
  3. Goblin Lives!, SSM 2, nov. 1968; fonte SMC 17, agosto 2006. D: John Romita Sr.
  4. The Punisher strikes twice!, ASM 129, feb. 1974; fonte SMSI 12, 2007. D: Ross Andru
  5. Ashes to Ashes, SSM 28, marzo 1979; fonte URC 62, marzo 1996. D: Frank Miller
  6. The spider and the burglar... a sequel, ASM 200, gen. 1980; fonte URC 67, agosto 1996. D: Jim Mooney
  7. Look out there’s a monster coming!, ASM 235, dic. 1982; fonte URSC 23, apr. 1989. D: John Romita Jr.
  8. Mistaken identities, SSM 87, feb. 1984; fonte, URSC, 15 nov. 1989. D: Al Milgrom
  9. Homecoming, ASM 252, maggio 1984; fonte URSC 39, 30 dic. 1989. D: Ron Frenz
  10. Copertina da PPSSM 107, ott. 1985; fonte URSC 64, 15 genn. 1991. D: Rich Buckler 
  11. Mysteries of the dead, ASM 311, genn. 1989; fonte URSC 100, 30 luglio 1992. D: Todd McFarlane
  12. Slugfest, SM 15, feb. 1992; fonte MO 4, giugno 1995. D: Erik Larsen
  13. Copertina da ASM 382, ott. 1993; URMI 164, 30 marzo 1995. D: Mark Bagley
  14. Time is on no side, SSM 216, sett. 1993; fonte URMI 177, 15 ott. 1995. D: Sal Buscema
  15. Pursuit – part one: The dream before, SM 45, apr. 1994; fonte URMI 171, 15 luglio 1995. D: Tom Lyle
  16. Shadow Rising, WSM 117, ott. 1994; fonte URMI 178, 30 ott. 1995. D: Steve Butler
  17. Copertina da Funeral for an Octopus 3, maggio 1995; fonte URMI 183, 15 gen. 1996. D: Ron Lim
  18. Spider-Man/Kingpin: To the death, nov. 1997; fonte URSE 2002. D: J. Romita Sr.
  19. Life Lessons, 6 apr. 2001; fonte USMC 1. D: M. Bagley
  20. USM Annual 3, dic. 2008; fonte USMC 25. D: David Lafuente
  21. Ultimatum – part 4, USM 132, luglio 2009; fonte USMC 24. D: Stuart Immonen
  22. Copertina variant da USM 153; fonte USMC 29. D: Sara Pichelli

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